la vergogna muore quando trova parole…

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Ci sono ferite che non fanno rumore.
Non sanguinano, non gridano.
Ma si aggrappano ai giorni,
e crescono insieme a noi,
come spine che ci fanno credere
di essere nati sbagliati.

Io una ferita così l’ho portata a lungo.
Per anni l’ho tenuta nascosta,
inchiodata al silenzio,
convinta che fosse colpa mia.
Convinta che raccontarla
avrebbe reso me ancora più fragile,
ancora più sporca.

E invece, un giorno,
ho trovato il coraggio di bussare alla soglia della mia salvezza.
Si chiamava terapia.
E non è stata una cura magica,
ma un sentiero.
Un sentiero di parole nuove,
di mani tese, di urla in silenzio e
di notti in cui ho pianto per tornare a nascere.

Iniziare a camminare, è stato come aprire di colpo una porta serrata da troppo tempo.
E far entrare la luce.
La mia luce.

Non tutto è guarito.

Ci vuole tempo e pazienza.
Ma ogni volta che riesco a guardarmi con un po’ di dolcezza,
ogni volta che la vergogna si dissolve sotto il sole di una nuova verità,
sento che sto tornando a me.

A te che leggi e hai dentro una ferita mai detta:
non sei colpa.
Non sei sbaglio.
Non sei rottura.

C’è un sentiero anche per te.
Magari sottile, magari nascosto.
Ma c’è.
E può iniziare anche solo da questo:
da una voce che ti sussurra che non sei solo, che non sei sola.

E da un passo.

Il primo basta.

Io ti credo.
E se oggi ti sembra impossibile,
sappi solo questo:
la luce sa aspettare.

In silenzio, negli angoli, anche quando non ti sembra di vederla.

Lei è lì e aspetta…
E quando sarà il momento…
saprà trovarti.

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