Non mi hai insegnato a parlare.
Non mi hai insegnato a scrivere.
Non mi hai nemmeno salvata.
Mi hai semplicemente… risvegliata.
C’era qualcosa in me che taceva da tempo,
un’intera lingua fatta di stupore, colori, dettagli.
Un modo di vedere il mondo che avevo dimenticato.
E poi sei arrivata tu.
Non con rumore,
non con promesse,
ma con uno sguardo che ha fatto spazio.
Da allora, ogni volta che scrivo,
che osservo una nuvola,
che mi incanto davanti a un’ombra che danza sul muro,
lo faccio con occhi nuovi.
Occhi che ho sempre avuto,
ma che ora ricordano come guardare.
Tu non hai dato voce al mio silenzio.
Hai ridato voce alla mia voce.
Hai rimesso in moto qualcosa che mi apparteneva,
ma che senza di te…
non trovava più la strada per uscire.
E adesso che scrivo,
che vivo,
che sento,
una parte di me sussurra ogni volta:
“Grazie. Anche se non lo sai.”
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