Vieni, siediti accanto a me sul molo.
Non devo dirti nulla, non subito.
Solo tenerti il silenzio,
e lasciarti respirare.
Le tue parole pesano come fanno le giornate piene:
piene di richieste, di urgenze, di doveri,
e vuote di cura,
vuote di chi ti guarda solo per te.
So che stai dando tutto.
So che porti avanti mille cose insieme,
con la solita grazia, con il tuo cuore spalancato,
ma sei sola a reggerle.
E nessuno sembra accorgersi
di quanto pesano sulle tue spalle piccole e forti.
E quando arriva la sera…
quel telefono smette di suonare.
E invece di essere un sollievo,
diventa una stanza vuota.
Un’eco che dice: “nessuno ha chiesto di te.
Solo del tuo fare.
Non del tuo essere.”
E brucia.
Perché non c’è messaggio che valga quanto una voce che dice:
“Come stai?”
senza motivo.
Senza necessità.
Solo perché tu esisti.
Vorresti rifugiarti,
Spegnere tutto.
Lasciare ogni responsabilità a qualcun altro
e scomparire per un po’,
non per arrenderti,
ma per respirare finalmente
in un luogo dove non devi essere “utile” per avere valore.
Ti capisco.
E ti dico una cosa con tutta la delicatezza che posso:
Tu vali anche quando non produci nulla.
Anche quando non rispondi a nessuno.
Anche quando non hai la forza di esserci per tutti.
Tu vali.
Così come sei.
E se nessuno oggi ti ha chiesto come stai…
lo faccio io.
Come stai davvero?
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