una contraddizione vestita di cielo…

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Il vento è una contraddizione vestita di cielo.
È carezza e schiaffo,
presenza e assenza,
conforto e ferita.

Nelle giornate d’estate,
quando il caldo toglie il respiro,
lui arriva e lo restituisce.
Entra nella pelle come sollievo,
come un “ci sono” portato dall’aria.

Ma in inverno…
quando cerchi rifugio,
quando il gelo bussa ai pensieri,
il vento si infila ovunque.
Tra le fessure delle finestre,
nei bottoni del cappotto,
tra le pieghe delle ossa.
E taglia.
Non si ferma.
Ti ricorda che anche ciò che non si vede può far male.

Eppure…
non possiamo farne a meno.

Perché il vento è movimento.
È cambiamento.
È quella forza che ti dice che niente resta fermo,
che ogni cosa ha il diritto di andare.
Anche quando fa male.

E poi…
il vento scompiglia.
E forse serve proprio questo, a volte:
un’anima che venga scompigliata,
che venga mossa e svegliata,
perché ciò che resta immobile troppo a lungo
si addormenta.

E allora lo lasci entrare.
Anche quando disordina.
Anche quando fa tremare.
Perché in fondo,
il vento è come certe anime:
non le puoi trattenere,
ma sai che, quando passano,
ti cambiano dentro.

Per sempre.

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