Ci sono parole che non chiedono risposta.
Non bussano, non gridano, non aspettano nemmeno.
Stanno lì, come lanterne lasciate su un sentiero,
nel caso qualcuno, una notte, dovesse tornare.
Nel caso tu passassi di lì.
Scrivo da questo rifugio fatto di luce e silenzio.
Non so se qualcuno ascolta davvero.
Non so se i miei respiri arrivano oltre il vetro.
Ma scrivo lo stesso.
A volte mi chiedo se mi leggi.
Una sola visualizzazione, e già il cuore accelera.
Potresti essere tu.
O no.
E va bene così.
Ci sono parole che sembrano per tutti,
ma dentro hanno nascosto un nome.
Un nome che non ho mai detto ad alta voce,
ma che riconoscerei tra mille respiri.
Un nome che scorre verso la luce,
come l’acqua che trova sempre la sua strada.
E allora scrivo anche per questo.
Per custodire ciò che non ho mai pronunciato,
ma che vive in ogni sillaba che ti somiglia.
Perché queste parole non sono per essere trovate,
ma per restare.
Per testimoniare che, almeno una volta,
io ho amato con verità.
E che questa verità, anche se taciuta,
non ha mai smesso di brillare.

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